UDIENZA IN VATICANO: CRONACA DI DANIELE COSTANTINI

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PICCOLA CRONACA DI UN GIORNO SPECIALE

Lo scorso lunedì 16 Gennaio una rappresentanza della Federazione Nazionale degli Ordini TSRM-PSTRP si è recata in Vaticano per partecipare ad una udienza con Papa Francesco. Un’occasione speciale alla quale ha partecipato in rappresentanza dell’Ordine di Siena Daniele Costantini, che ha fornito all’Ordine un resoconto dell’esperienza:

“Mentre i Carabinieri del ROS di Palermo stavano accerchiando e arrestando il famoso super latitante, mi avvicinavo a Piazza San Pietro per partecipare all’udienza che il Santo Padre Papa Francesco aveva riservato ai delegati della Federazione Nazionale degli Ordini TSRM-PSTRP. Emozionato? Sinceramente no. Preoccupato? No. Curioso, questo sì. Non tanto del Papa ma di tutto quello che c’è intorno: cerimoniali, saloni e in particolare delle persone che come me avrebbero poco dopo avuto la possibilità di vedere, ascoltare e respirare quelle atmosfere.

Qualche settimana fa avevo ricevuto la telefonata del nostro Presidente: “Daniele, senti, sei stato scelto per rappresentarci all’udienza col Papa… nessuno del Consiglio può e siamo tutti d’accordo che devi essere te a rappresentare l’Ordine di Siena”. Imbarazzato, provai a prendere tempo ma una volta chiamata mia moglie e avuta la sua assoluta conferma che in famiglia non ci sarebbero stati problemi, decisi che potevo organizzarmi. Ed eccomi qui, davanti a Piazza San Pietro, a presentare me stesso, quello che sono, con la mia poca fede e la consapevolezza di rappresentare gli oltre 900 colleghi iscritti al nostro Ordine.

Gli orari e i tempi dettati dall’organizzazione mi hanno consentito, prima di andare a incontrare le altre 149 persone registrate per l’udienza, una personale visita della Basilica di San Pietro in solitudine e godere di quella piazza che, in quel momento un pochino assolata, veniva risvegliata dall’inizio delle procedure di accoglienza di turisti e pellegrini. Al momento opportuno mi sono poi mischiato con gli altri: Presidenti di Ordine o loro delegati, membri del Consiglio nazionale, Presidenti delle 18 CdA nazionali e, cosa molto gradita, 18 studenti neo-laureati indicati da ogni CdA come meritevoli.

La consegna dei PASS identificativi mi ha piacevolmente sorpreso: semplicità, zero formalità e autentico senso di amicizia e complicità tra colleghi. Bene! E via con le foto ad uso interno del Consiglio. Tanti volti, tutti belli e sorridenti. Il dress code imposto dalla prefettura vaticana devo dire che ci ha in qualche modo ancor di più omologato riducendo alcune distanze che a volte anche l’abbigliamento possono offrire. Nessuno mi è sembrato inadeguato e il gruppo intero mi ha dato proprio la giusta impressione di sobrietà che era stata richiesta.

Ovvia, si parte. Tutti in fila, piano piano, abbiamo passato il controllo della Polizia di Stato (di prima mattina ci avevo messo 30 secondi, ora oltre 30-40 minuti) e con le ultime raccomandazioni date dal vice-presidente, iniziamo il percorso verso la sala delle udienze. Entriamo sotto lo sguardo di ragazzini svizzeri in uniforme storica e di eleganti signori dallo sguardo vigile e acuto. Scalinate, marmi, indicazioni e silenzio. Con molta rapida decisione da parte degli incaricati vaticani ci accomodiamo in Sala Clementina. Sono in terza fila. La poltrona dove si siederà il Papa è a circa 10 metri da me. I colleghi intorno cercano di nascondere l’entusiasmo, come prima di un concerto rock. Non possiamo certo iniziare a gridare “fuori! Fuori!” anche perché ci hanno chiaramente detto che il Papa ha fretta e le indicazioni dateci non ammettono deroghe. Senza annunci o segnali si apre un portone a pochi metri da dove sono seduto e vedo spuntare Papa Francesco. Mi è venuto spontaneo e normale dire (a tono normale): “Buongiorno!” come fa lui. E lui si è leggermente girato e ha risposto “buongiorno!”. Poi tutto si è svolto come da protocollo. La presidente Teresa Calandra ha letto il suo intervento, il Papa l’ha salutata con calore mostrandole affetto e ha letto il suo discorso. Notavo come la presidente, molto emozionata, non trattenesse più i tremori fino ad allora combattuti. Eh sì, come fai a rimanere di ghiaccio in una situazione simile! Però ce l’ha fatta, è stata brava.

Le parole che Papa Francesco ci ha riservato le potete leggere da soli, credo non sia difficile evidenziare i richiami ad essere accoglienti, solidali e competenti nei confronti delle persone che si affidano a noi per le loro fragilità. “Con il vostro servizio” dice Papa Francesco, “contribuite a rialzare e riabilitare i vostri assistiti, ricordando che prima di tutto sono persone”. Belle parole, ricche di spunti per analizzare noi stessi, il nostro essere professionisti sanitari, la nostra volontà ad essere al servizio del bisognoso di salute.

Poi, da me inaspettato, è giunto il momento del saluto. Tutti in fila, ordinati dai cerimonieri di stanza, ci siamo presentati davanti al Santo Padre. “Che faccio? Che dico? Potrò parlare?…” Mi metto in fila. Tocca a me… “Rimanga in piedi!” mi ordina un cerimoniere all’orecchio. Mi trovo davanti a quest’uomo anziano, rappresentante un’autorità che va al di là del pensiero di tutti noi. “Santo Padre… grazie per tutto quello che sta facendo” riesco a dire mentre per un secondo le nostre mani si stringono. E lui: “Prego” accompagnato da quel sorriso buono che identifica Papa Francesco. Grazie del suo tempo, del suo servizio. Recupero il Rosario che un addetto vaticano ci consegna e via, di nuovo ordinatamente al proprio posto. Un applauso, foto di rito e… si esce. Il Papa torna ai suoi doveri di ufficio, noi usciamo dalla sala, recuperiamo borse, zaini e cappotti e prendiamo la via per uscire dal Palazzo Apostolico.

Che altro dire? Sento dentro di me gratitudine, verso tutti voi che mi avete in qualche modo delegato a rappresentarvi e anche verso di me, per quello che sono e che penso, percome sono stato educato e per come provo ad essere in qualche modo “speciale” per le persone che ogni giorno sul lavoro mi vengono affidate. Avverto senso di pienezza per vedere anche riconosciuto un mio personale modo di essere e credere anche nell’impossibile. Per quasi 20 anni ho inseguito il sogno della creazione dell’Albo professionale e ora, che è stato realizzato, gusto la sensazione di aver fatto passi e scelte faticose che hanno contributito e forse determinato le decisioni che ci hanno condotto, insieme, a presentare noi oggi come unica identità di professionisti della salute nel rispetto delle singole unicità”.

Buon tutto a tutti.

Daniele Costantini

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